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Caldogno
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mwiqCaldogno (mwigCaldonjo in mwiwvenetocite-ref-5[5]) è un mwkacomune italiano di mwkq11 293 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwlgprovincia di Vicenza in mwlwVeneto.

Contents

Cresole
Storia
Simboli
Cresole
Sport
Note

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Geografia fisica

Caldogno sorge su un territorio completamente pianeggiante in cui scorre il mwmwTimonchio.

Caldogno confina a:

• nord e nord-est con mwnwVillaverla;
• est con mwoqDueville;
• sud con mwowVicenza;
• sud-ovest con mwpqCostabissara;
• nord-ovest con mwpwIsola Vicentina.

Origini del nome

Caldogno

In epoca romana Caldogno era il villaggio che distava sei miglia dalla città, posto in corrispondenza del decumano inferiore dellmwqw'mwraAgro Centuriato Vicentino di Thienecite-ref-storiapendin21-6-0[6]cite-ref-storiapendin22-7-0[7]. Per questo motivo, diversamente da altri comuni che condividono tale particolare ubicazione (come mwtqSesto San Giovanni in mwtgprovincia di Milano, ma anche mwtwQuarto d'Altino a mwuaVenezia o mwuqNoventa Vicentina a mwugVicenza), è molto particolare che il nome del comune sia completamente diverso o comunque non derivato da mwuwSestocite-ref-storiapendin55-8-0[8] e per questo sono stati diversi gli storici che hanno cercato di spiegare l'etimologia nel nomecite-ref-9[9].

Primo fra tutti il Mantesecite-ref-10[10], che lo considera derivante da "mwyqCarturnium": un'analisi puramente filologica però, vorrebbe che mentre l'alternarsi delle dentali r > l potrebbe essere accettata, l'alterazione di vocali e consonanti che ne consegue sia rara da incontrare in una parola sola.cite-ref-storiapendin56-11-0[11]

Il Benetticite-ref-12[12] lo collega a "mwawCalidarium" presupponendo che vi fossero nel territorio alcune sorgenti termali o uno stabilimento di bagni caldi. Due però sono le critiche che possono essere mosse contro tale ipotesi, vista la mancanza di evidenze dell'esistenza di tale luogo: era sensato che fossero presenti delle terme in una città non in un piccolo villaggio agricolo e Caldogno, con buona probabilità, era sede di sorgenti che alimentavano l'acquedotto romanocite-ref-storiapendin26-13-0[13] e quindi era un posto fornito di sorgenti di acque fresche, non calde.cite-ref-storiapendin56-11-1[11]

Il Danicite-ref-14[14] afferma invece che il nome derivi dal sostantivo mweqcalleu, storpiatura di mwegvalleus (mwewvallis) nella sua forma aggettivale mwfacalloneus che significherebbe "zona valliva". Oltre al fatto che Caldogno non sorge in una valle, c'è da considerare anche l'aspetto del grande numero di storpiature che il nome dovrebbe aver subito per arrivare all'attuale seguendo questa strada.cite-ref-storiapendin56-11-2[11]

Pendin, invece, sostiene che il cambio di nome da mwggSesto sia da ricercare in qualche fatto avvenuto dopo l'epoca romana. In mwgwStoria di Caldogno porta quindi altre due possibili ipotesi entrambe da ricondurre al periodo longobardo:

1. il nome deriva dall'aggettivo in lingua germanica "mwhgKalt", legato al fatto che dalle sorgenti uscisse un'acqua limpida e notevolmente fredda, andato poi trasformandosi in "mwhwCaldonus"cite-ref-storiapendin57-15-0[15] secondo la normale alternanza delle due consonanti dentali D-Tcite-ref-storiapendin61-16-0[16];
2. il nome deriva da mwkqaldiones che indicava i contadini semiliberi in epoca longobarda. Tale parola se pronunciata aspirando leggermente può trasformarsi in mwkgHaldiones diventando per metatesi mwkwCaldonius facendo significare il tutto "Villaggio di contadini semiliberi" per separarli dai servi della glebacite-ref-storiapendin61-16-1[16].

Cresole

L'Olivieri, grande studioso della toponomastica della regione, assicura un'origine latina legata al nome dell'antico proprietario, "mwmgCresius", che per primo ha fatto costruire nella zona prospiciente alle rive del mwmwBacchiglione le capanne che costituiscono il primo nucleo abitativocite-ref-storiapendin58-17-0[17].

Pendin, ricordando alcune voci del luogo, spiega come il nome potrebbe derivare da mwoqcretulae, una specie di canne palustri presenti nella zona in origine acquitrinosa e paludosacite-ref-storiapendin61-16-2[16].

Rettorgole

Sia il Formenton che l'Olivieri concordano sul fatto che il nome della frazione derivi da mwqaRivus turgulus, cioè "rivo o fiumicello torbido", dall'aspetto che doveva avere l'acqua che confluiva nei vari torrentelli. Già in un atto del mwqq1499 la zona di Rettorgole è chiamata "mwqgvilla de Roturgule".cite-ref-storiapendin58-17-1[17]

Storia

Preistoria

Sono pochi i ritrovamenti che permettono di identificare la presenza dell'uomo nella mwsgpreistoria nel territorio di Caldogno e dintorni. Quasi certamente, per via delle caratteristiche mwswacquitrinose, malsane e inospitalicite-ref-storiapendin13-18-0[18] non era un luogo abitato, ma frequentemente battuto durante la mwuacaccia dalle popolazioni mwuqneolitichecite-ref-storiapendin15-19-0[19]. Testimonianza di ciò sono i ritrovamenti di frecce dalla punta di pietra e un'mwvgamigdala che, insieme a un manico di legno, veniva utilizzata come mwvwascia da guerracite-ref-storiapendin15-19-1[19]. Nei secoli successivi, ma sempre di natura incerta, sorsero i primi piccoli insediamenti agricoli che trovarono sede nelle zone prosciugate in mezzo ai corsi d'acqua in via di formazionecite-ref-storiapendin15-19-2[19].

Il periodo romano

Dopo una parentesi mwygEuganea e mwywPaleoveneta, Caldogno entrò tra i possedimenti mwzaromani. Le tappe della romanizzazione che interessarono Vicenza, e quindi anche i territori adiacenti, furono senza dubbio la costruzione della mwzqvia Postumia nel mwzg148 a.C, l'acquisizione del mwzwdiritto romano nel mw0a49 a.C. grazie a mw0qGiulio Cesare e la distribuzione ai mw0gveterani delle terre vicentine nel mw0w30 a.C. da parte di mw1aOttaviano Augustocite-ref-storiapendin21-6-1[6]cite-ref-storiapendin20-20-0[20]. La zona pianeggiante dell'alto vicentino venne divisa da cardi e mw3qdecumani formando lmw3g'mw3wagro centuriato vicentino di Thienecite-ref-storiapendin21-6-2[6]cite-ref-storiapendin22-7-1[7]. Caldogno sorgeva al limite sud di tale lotto, distante sei miglia da Vicenza e costituendo per questo la contrada detta mw6aad sextum lapidem, presente ancora oggi come mw6qContrà del Sesto in Via Romacite-ref-storiapendin22-7-2[7].

Nell'ambito dei ritrovamenti vi sono la massicciata stradale e resti di mw7wtegole ed mw8aembrici romani al limite nord del territorio, sotto l'attuale via Scartezzini, una massicciata stradale sotto l'attuale via Zanella vicino alla chiesa parrocchiale e alcune monete di epoca imperiale nella campagna verso il Pozzettocite-ref-storiapendin22-7-3[7].

L'acquedotto romano: il dubbio della partenza

Anche Caldogno era collegata all'antico mw9wacquedotto romano che portava l'acqua a Vicenza, il cui percorso è ormai abbastanza chiaro anche grazie ai ritrovamenti in mw-aLobbia: seguiva un decorso rettilineo che partiva dalla città nelle vicinanze di Porta Santa Croce, fiancheggiava mw-qVilla Cà Gardellina, passava poi in località Villaraspa terminando in prossimità del capitello di Sant'Antonio a mw-gMotta di Costabissara. In questo luogo alcuni hanno ipotizzato che vi fosse la presa d'acqua e che sorgesse la mw-wcisterna collettore. Gli autori antichi, però, riportano che la provenienza dell'acqua fosse da Caldogno e non da Mottacite-ref-21[21]. Basandosi sulla struttura degli acquedotti romani si può ragionevolmente supporre che a Motta ci fosse la grande cisterna-collettore alla quale affluivano, tramite condutture minori (soprattutto sotterranee), le acque provenienti da altre sorgenti (tra cui quindi Caldogno)cite-ref-storiapendin26-13-1[13]cite-ref-storiapendin27-22-0[22]. Il rinvenimento di alcuni tubi d'argilla sotterranei sembrano confermare tale ipotesicite-ref-storiapendin27-22-1[22].

L'epoca longobarda e carolingia

Caldogno fu anche sede di un insediamento mwaq4longobardo, portando alla costruzione della mwaq8chiesetta dedicata a San Michelecite-ref-storiapendin33-23-0[23]. Se i Longobardi contribuirono alla costruzione, gli mwarqUngari si preoccuparono soprattutto della devastazione: durante il mwarudominio carolingio di mwaryBerengario conquistarono Vicenza e, seminando il terrore, distrussero la mwarcchiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e danneggiarono quasi sicuramente la chiesa longobarda del cimiterocite-ref-storiapendin38-24-0[24]. Nel mwarw961 l'mwar0Italia settentrionale divenne parte dell'mwar4Impero di Germania i cui imperatori concedettero spesso privilegi e onorificenze. È in questo momento che è da inquadrare la nascita del titolo di "conte di Caldogno"cite-ref-storiapendin39-25-0[25].

Tardo medioevo

Dopo le distruzioni causate dagli Ungari, in tutto il nord Italia venne affidato ai vescovi, da parte del re d'Italia Berengario, il compito di erigere le difese del territorio. Fu in questo periodo storico che sorsero i tanti mwasucastelli vescovili della mwasyprovincia di Vicenza (tra cui mwascBrendola, mwasgSovizzo, mwaskCostabissara, Caldogno e molti altri)cite-ref-storiapendin40-26-0[26]. Il castello di Caldogno sembra che non sia da inquadrare in questo periodo storico, perché già presente: venne solo restaurato o riedificato a causa dei danni provocati dagli Ungaricite-ref-storiapendin40-26-1[26].

I comuni sotto l'egemonia imperiale della Germania vissero un periodo di relativo benessere in cui poterono organizzarsi e rendersi più indipendenti visto i continui conflitti all'interno della Germaniacite-ref-storiapendin40-26-2[26]. Questo almeno fino all'elezione di mwatcFederico Barbarossa che decise di far rispettare la propria autorità anche nei territori italiani. Ma, mentre i Comuni si organizzavano per guerreggiare contro di lui formando prima la mwatgLega Veronese e poi quella mwatkLombarda per farsi riconoscere l'indipendenza rimanendo comunque sotto l'Impero, il Conte di Caldogno ha sempre mantenuto una posizione filo-imperiale che gli ha valso benefici e privilegicite-ref-storiapendin41-27-0[27]cite-ref-28[28]. È probabilmente per questo motivo che, durante le continue guerre fra famiglie vicine alla politica papale e a quella imperiale, il dominio di mwauiEzzelino III non portò a gravi devastazioni nel territorio calidonense come invece fece in molti altri territori più vicini al potere ecclesiasticocite-ref-storiapendin42-29-0[29].

Già nel mwaug1262 Caldogno, Cresole e Rettorgole si erano dati un ordinamento comunale con tanto di statuticite-ref-storiapendin41-27-1[27].

Dopo le depredazioni di Ezzelino III, nel mwau41266 il territorio vicentino passò sotto l'egemonia padovana fino al mwau81312 quando, dopo la discesa in Italia, mwavaEnrico VII di Lussemburgo nominò Vicario Imperiale di Vicenza mwaveCangrande della Scala portando i padovani ad opporsi agli mwaviScaligeri saccheggiando e distruggendo i paesi vicini a Vicenzacite-ref-storiapendin42-29-1[29]. Fu così che molte località della mwavcRiviera Berica furono bruciate e, nell'estate del 1312, Villaverla fu devastatacite-ref-30[30] per otto giorni con un'opera di saccheggio di tutti i paesi contigui, tra cui Caldogno e la piccola chiesa longobarda di San Michelecite-ref-storiapendin43-31-0[31].

Nel 1337, durante la dominazione mwawescaligera, il territorio di Caldogno fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al mwawiVicariato civile di mwawmThiene e tale rimase sino alla fine del XVIII secolocite-ref-32[32].

Il periodo veneziano

Nel mwawo1356, dopo che mwawsLuigi d'Ungheria decise di invadere il Veneto per vendicarsi dell'appropriazione di mwawwZara da parte di Veneziani, mwaw0Venezia chiamò alcune compagnie mercenarie tedesche di circa 600 cavalieri guidate da Artemanno di Warstein e Arnoldo di Crichinbec che si stanziarono a Caldogno. Dopo un tentativo di raggiungere mwaxaTreviso per attaccare gli Ungheresi fallito a causa di un fiume mwaxeBrenta colmo d'acqua, tornarono a Caldogno dove vennero colti di sorpresa da un contingente di circa 1000 volontari Ungheresi che vinsero sui mercenari e lasciarono il paese e la popolazione devastaticite-ref-storiapendin43-31-1[31].

Il 4 ottobre mwaxc1511 Caldogno venne saccheggiata dai soldati di mwaxgRamon de Cardona, il generale spagnolo che guidò le truppe contro mwaxkBartolomeo d'Alviano nella mwaxoBattaglia de La Motta, svoltasi poco distante il 7 ottobre mwaxs1513 a mwaxwMottacite-ref-storiapendin47-33-0[33] (la frazione del comune di mwayeCostabissara), nell'ambito della mwayiGuerra della Lega di Cambraicite-ref-storiapendin47-33-1[33].

Napoleone, il dominio austroungarico e le due guerre mondiali

L'invasione francese del Veneto nel mwayk1797 portò numerosi cambiamenti, sia burocraticicite-ref-storiapendin28-34-0[34] che economici: furono molte le tasse salate che i calidonensi, come tutti i veneti, si trovarono a dover pagare per far fronte alle dispendiose campagne militari francesicite-ref-storiapendin49-35-0[35].

I cambiamenti che portarono all'attuale definizione del territorio di Caldogno avvennero nel mwazm1816, quando l'annessione all'mwazqImpero Austroungarico portò all'abolizione di oltre 150 comuni con pochi abitanti. Per i calidonensi ciò si concretizzò con una prima unificazione di Cresole con Rettorgole e poi con la fusione definitiva nel comune di Caldognocite-ref-storiapendin50-36-0[36].

Durante la mwazoprima guerra mondiale, Caldogno si trovò nelle retrovie e dovette ospitare alcuni reparti militari che insediarono il comando nella villa Fogazzaro-Arnaldicite-ref-storiapendin50-36-1[36]. Durante la mwaz8seconda guerra mondiale venne organizzato un ospedale militare negli edifici attigui a mwaaavilla Caldogno e l'adesione di vari paesani al movimento partigiano portò a numerosi rastrellamenti nazi-fascisticite-ref-storiapendin50-36-2[36].

I Caldogno

La storia di Caldogno fu legata alle vicende della mwaagfamiglia omonima che possedeva buona parte del territorio. La prima investitura è da far risalire a poco dopo l'mwaakAnno Mille e venne poi riconfermata da numerosi imperatoricite-ref-storiapendin103-37-0[37]. Dalle cronache, il primo Caldogno ad essere citato è Villanello Caldogno, che nel mwaa41176 era uno dei consiglieri del Pretore di Vicenza e nel mwaa81190 fu eletto console della cittàcite-ref-storiapendin103-37-1[37].

Il membro della famiglia Caldogno che ricevette le più alte onorificenze dagli imperatori fu Calderico Caldogno, consigliere militare di mwabyFederico Barbarossa e suo compagno d'armi nella guerra contro Milano e le truppe papali. Calderico fu ferito in battaglia nel mwabc1183 e per questo nominato cavaliere aureato e mwabkconte palatino, confermato di tutti i possessi e i privilegi. Gli fu concesso in quella occasione di adottare lo stemma dell'aquila imperiale nera su campo rosso lasciando per un ramo laterale della famiglia quella rossa su scudo d'argento.cite-ref-storiapendin103-37-2[37] L'aquila dei Caldogno costituisce ancora oggi lo stemma araldico del Comune.

I vari possedimenti

Per vari secoli i Caldogno possedettero gran parte del suolo comunale e la loro prima residenza sembra essere stata l'attuale villa Todescato, sorta sui resti del castello di Caldogno, la cui origine, anche se dai documenti non ci viene segnalata, risulta essere precedente all'invasione mwacalongobarda del mwace569. Tale villa appartenne alla famiglia almeno dal mwaci1100 al mwacm1700.cite-ref-storiapendin104-38-0[38]

Le proprietà della famiglia subirono molte modifiche, sia in chiave espansiva che non. Nel mwack1225 venne acquistato il castello di mwacoIsola Vicentina con tutto il contado, possedimento che durò fino al mwacs1306cite-ref-storiapendin104-38-1[38]. Un atto del mwada1785 descrive come i possedimenti non erano limitati a Caldogno e Capovilla, ma si estendevano anche in alcuni appezzamenti a mwadeSan Pietro in Gu, in mwadiprovincia di Padova, che erano affittati a Domenico Quadri e Giovanni Casarotto.cite-ref-storiapendin104-38-2[38]

Simboli

L'amministrazione comunale ha adottato uno stemma mwadkd'oro, all'mwadoaquila col volo abbassato di rosso, coronata del campo, riprendendo l'emblema della mwadsfamiglia Caldogno. Il gonfalone in uso è un drappo mwadwpartito di giallo e di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

• mwaekChiesa di San Giovanni Battista, chiesa della parrocchiale di Caldogno. Come testimoniato dalla scoperta fatta nei primi mwaeoanni settanta durante la sistemazione dell'impianto di riscaldamento, la chiesa ha subito diverse ricostruzioni nel corso della storiacite-ref-39[39]. La datazione, naturalmente, è ardua dal momento che mancano graffiti o elementi decorativi e i mattoni con cui sono fatti i muri sono sia ben sagomati e squadrati (indice di un periodo florido) che rozzi e di creta mista (tipici invece di periodi più poveri),cite-ref-storiapendin156-40-0[40] anche se è sicuramente anteriore alla mwafmchiesetta di San Michele, la cui origine sembra risalire alla seconda metà del mwafqVII secolocite-ref-storiapendin157-41-0[41]. Il più basso livello, infatti, corrisponde al mwafkV secolo e aveva l'abside verso est; il livello successivo è del mwafoVI secolo mentre quello superiore ancora del mwafsX secolocite-ref-storiapendin157-41-1[41]. Durante il mwagaXVI e il mwageXVII secolo venne più volte rimaneggiata fino al 1648 quando venne totalmente ricostruita. I lavori portarono al rifacimento dell'altare maggiore e all'acquisto del tabernacolo, ancora oggi presente, con i due angeli ai lati e altri due più piccoli che sono andati perduti. Venne rifatta la facciata acquistando le cinque statue ancor oggi presenti. La chiesa venne danneggiata durante le incursioni napoleoniche, lasciando il posto a quella costruita nel 1818.cite-ref-storiapendin158-42-0[42] La struttura attuale prende origine dalla navata centrale, costruita nel 1818, che costituiva la chiesa di alloracite-ref-storiapendin159-43-0[43] e che venne ampliata nella prima metà del mwagoXX secolo su progetto di Ferruccio Cattaneocite-ref-storiapendin142-44-0[44]. La struttura venne spesso ritoccata nel corso del mwag8XX secolo sia per ampliarla e restaurarla, che anche per riassestarla dopo il mwahaterremoto del Friuli nel 1976cite-ref-storiapendin142-44-1[44]. Nel 1990 venne gettata una nuova pavimentazione che portò allo stesso livello le tre navate progettate da Cattaneo agli inizi del Novecentocite-ref-storiapendin142-44-2[44]. All'interno è presente il sepolcro contenente le ossa di Felice Ponsocite-ref-storiapendin145-45-0[45], parroco di Caldogno dal 1901 al 1908cite-ref-storiapendin197-46-0[46]. Tutto il soffitto della navata maggiore è dipinto con una serie di quattro affreschi che rappresentano quattro tappe importanti nella vita del santo patrono: mwaiesan Giovanni Battista. Vicino all'ingresso è presente l'annunciazione a mwaiiZaccaria della nascita del figlio, al centro della navata è raffigurata la nascita, nel terzo riquadro la figura di Giovanni Battista e sopra il presbiterio l'immagine del banchetto durante il quale mwaimSalomè ricevette su un vassoio d'argento la testa di colui che rinfacciò a lei a e sua madre le colpe commesse: Giovanni Battistacite-ref-storiapendin149-47-0[47]. Autore di tale opera, nel 1839, sembra essere mwaigGiuseppe Poppini di Schio la cui firma, però, è presente solo nell'ultimo riquadrocite-ref-storiapendin150-48-0[48]. Nel battistero è presente una tela raffigurante il Battesimo di Cristo di Giuseppe Poppinicite-ref-storiapendin150-48-1[48].
• mwajiChiesa di Sant'Urbano. La chiesa di Sant'Urbano è la chiesa parrocchiale di Cresole, frazione di Caldogno. Esiste dal 1185, anno in cui avvenne la conferma dell'ufficiatura ai Canonici di Vicenza da parte del vescovo Pistorecite-ref-storiapendin129-49-0[49] ed è divenuta parrocchiale nel 1444cite-ref-storiapendin129-49-1[49]. Il primo rifacimento delle mura avvenne nel mwajs1656 e all'epoca era ufficiata dal parroco e da un cappellano il quale, come collaboratore, poteva usufruire di una casa regalata poi nel 1829 alla chiesa. Nel 1797 venne ristrutturata e aggiunto un terzo altarecite-ref-storiapendin129-49-2[49]cite-ref-storiapendin131-50-0[50]cite-ref-51[51]. Già nel 1901 cominciano a comparire nel registro della contabilità della chiesa le prime spese per i lavori d'ampliamento che risultano, però, ufficialmente avvenuti tra il 1906 e il 1907cite-ref-52[52]cite-ref-53[53]. Il progettista fu mwalaGerardo Marchioro e l'inaugurazione avvenne l'11 agosto 1907 alla presenza di mons. De Marchi.cite-ref-storiapendin126-54-0[54] Un ulteriore restauro è avvenuto nel 1994cite-ref-storiapendin127-55-0[55]. La chiesa presenta una facciata rivolta a sud ed è costruita con stile prevalentemente neoclassico. La chiesa presenta chiaramente tre navate con quattro altari laterali: uno del mwalkSettecento dedicato ai santi mwaloGaetano e mwalsLucia con una tela di Giobatta Stefani datata 1843, uno con la statua in marmo della Madonna del Rosario del 1944 e i due di destra costruiti negli mwal0anni novanta dedicati a Sant'Antonio e alla Madonnacite-ref-storiapendin127-55-1[55]. Bruno Vedovato ha dipinto due affreschi per questa chiesa: uno sul soffitto raffigurante la mwammtrasfigurazione di Gesùcite-ref-storiapendin127-55-2[55] e uno sopra la porta d'ingresso con il discorso della montagnacite-ref-storiapendin129-49-3[49]. La pala dell'altare maggiore sembra essere da attribuire a Agostino Bottazzi che la dipinse nella meta dell'mwamwOttocento: vi sono rappresentati Sant'Urbano vestito da pontefice con Santa Lucia e, in catene, i due soldati suoi fratelli Valeriano e Massimocite-ref-storiapendin129-49-4[49].

• mwancChiesa di San Bartolomeo, chiesa parrocchiale di Rettorgole, frazione di Caldogno. La prima chiesa costruita sul luogo dovrebbe risalire all'mwangXI secolo e probabilmente era costruita in direzione nord-sud. Dopo essere stata spogliata dei beni e parzialmente demolitacite-ref-56[56] ad opera di un certo Francesco Milano che recuperò i mattoni per costruirsi la sua dimoracite-ref-storiapendin136-57-0[57] venne abbattuta per lasciare posto ad una chiesa mwaoesettecentesca di cui sono stati ereditati i due altari lateralicite-ref-storiapendin135-58-0[58]cite-ref-59[59]. La chiesa venne ricostruitacite-ref-storiapendin135-58-1[58] rispettando le strutture preesistenti negli anni 1888-89 con una struttura neogotica che si ispira alle chiese fiorentine del mwao4Trecento e con un aspetto non molto dissimile da quello odiernocite-ref-storiapendin134-60-0[60]. Nel mwapm1898 la chiesa venne ampliata aggiungendo una quarta arcata alla navata espandendo così la facciata verso nordcite-ref-storiapendin135-58-2[58].

• mwap4Chiesetta di San Michele, o semplicemente mwap8chiesa longobardacite-ref-61[61]cite-ref-62[62] è la chiesetta presente nel cimitero di Caldogno. La chiesa è stata quasi sicuramente costruita in epoca longobarda, come testimonia l'architrave sopra all'entrata principale. Durante la storia ha subito innumerevoli distruzioni che le hanno fatto perdere sicuramente l'aspetto originale di cui ci rimangono soltanto i materiali, che sono stati riciclati per i rifacimenti. Nel 1927 fu vittima di un tentativo di abbattimento da parte del podestà di allora.cite-ref-storiapendin235-63-0[63] L'abside verso est, denota fattezze paleocristiane. Costruita con vari materiali, che vanno da mattoni grezzi a piccoli cubi di pietra legati da strati di malta abbondante, presenta numerose imprecisioni nella struttura, tipiche di quell'epoca.cite-ref-storiapendin236-64-0[64] Originariamente non era vicina al cimitero, che con il tempo le è stato costruito attorno per spostarlo dalla chiesa di San Giovanni Battista, l'attuale chiesa parrocchialecite-ref-storiapendin154-65-0[65]. All'esterno e all'interno sono presenti degli affreschi del mwarqXIV secolo, ormai molto sbiaditi, che rappresentano figure molto care alla tradizione longobarda: mwaruSan Martino di Tours, mwaryCristo, la mwarcVergine e mwargSant'Agata.cite-ref-storiapendin235-63-1[63]

• mwasaChiesetta della Maternità di Maria. La chiesetta della Maternità di Mariacite-ref-66[66] è un piccolo oratorio un tempo annesso, tramite le strutture rustiche ospitanti le stalle, alla mwasuVilla Fogazzaro-Arnaldi. Riguardo alla sua origine o ai primi usi non si hanno notizie. Il Maccà ricorda come, agli inizi dell'mwasyOttocento, fosse senza ufficiatura e appartenente alla famiglia Nanti, divenne poi dei Fogazzaro e in seguito degli Arnaldicite-ref-storiapendin228-67-0[67]. Durante il mwassprimo conflitto mondiale i soldati requisirono entrambe le strutture: in particolare dissacrarono la chiesetta per farne una prigione e deturparono le pareti con scritte e altrocite-ref-storiapendin229-68-0[68]cite-ref-storiapendin230-69-0[69]. Dopo che l'associazione religiosa San Raffaele Arcangelo portò via quasi tutti gli arredi sacri, fino al 1954 la chiesetta rimase sconsacrata e adibita a magazzino. In quell'anno vennero eseguiti i lavori di ripristino volontari che riportarono ad uso religioso la chiesetta. La statua della mwatqVergine Ausiliatrice, non originaria della chiesetta, venne donata in questo periodo da un gruppo di Salesiani del paesecite-ref-storiapendin230-69-1[69]. Il disegno della facciata venne eseguito durante un restauro nel 1972cite-ref-storiapendin230-69-2[69].
• mwat4Chiesetta di Sant'Antonio. Si tratta di un oratorio situato nel comune di Caldogno, ma facente parte della vicina parrocchia di Novoledo, frazione di mwat8Villaverla. Al momento della sua edificazione la chiesetta si trovava sotto la parrocchia di Caldogno ed era intitolata a mwauaSan Domenico, ma nel 1874 venne aggregata alla parrocchia di Novoledo e cambiò il santo titolare in Sant'Antonio. Inizialmente era nata come cappella gentilizia della famiglia Ghellini nella seconda metà del mwaueSeicento. Quando la parrocchia di Novoledo acquistò la chiesetta nel 1927, diede subito il via a lavori di restauro seguiti da nuovi interventi nel 1978cite-ref-storiapendin265-70-0[70].

Architetture civili

• mwaveVilla Caldogno. Il monumento principale di Caldogno è una villa palladiana che è inserita nella lista dei mwavipatrimoni dell'umanità dell'mwavmUNESCO.
• mwavuMunicipio vecchio. L'ex municipio in Piazza Bruno Violacite-ref-71[71] o più comunemente municipio vecchio è una delle residenze appartenute ai conti Caldogno. In realtà tale struttura non è la primitiva residenza dei nobili in questo lato del paese dal momento che, tutta la struttura ad occidente più volte rimodellata nel mwavoSeicento e che ha perso l'aspetto originario. Nel mwavsTrecento venne infatti costruita una struttura il cui prospetto sud possedeva un ampio portico con quattro arcate sovrastate da grandi finestre: di questo rimane solo una delle arcate e le chiavi di volta delle altre tre.cite-ref-storiapendin219-72-0[72] Sita in centro paese, venne costruita verso la fine del mwawaCinquecento quando, un non ben noto ramo della famiglia, ebbe l'iniziativa.cite-ref-storiapendin219-72-1[72] È attualmente di proprietà del comune ed è in discussione la possibilità di venderlo o restaurarlocite-ref-73[73].
• Villa Todescato è una residenza che venne costruita nel 1534 da Michele Caldogno ristrutturando il castello di Caldognocite-ref-mantese214-74-0[74]cite-ref-storiapendin223-75-0[75]. La storia di questa struttura è intimamente legata a quella del Castello stesso. La presenza di un castello a Caldogno è facilmente spiegata dalla sua posizione ottimale per il controllo delle strade che portavano alla mwaxiVal Leogra e alla mwaxmVal d'Astico, dell'origine dell'acquedotto romano e per la vicinanza con la città di mwaxqVicenzacite-ref-storiapendin222-76-0[76]. Appare quindi chiaro come nei documenti dei primi del mwaxkTrecento si accenni ad un castello già esistente e antico. Poco dopo l'mwaxoAnno Mille diventa castello vescovile e sicuramente il primo feudatario fu un conte di Caldognocite-ref-storiapendin222-76-1[76]cite-ref-77[77]. Nel 1313 venne completamente distrutto dalle incursioni padovane, ma subito ricostruito visto che era già pienamente operativo nei secoli mwaymXIV e mwayqXVcite-ref-mantese214-74-1[74]. Nel 1534, come già accennato, venne completamente ristrutturato da Michele Caldogno che ha fatto perdere completamente le sembianze di fortezza preferendo l'aspetto attualecite-ref-78[78] su progetto, molto probabilmente, di Giandomenico Scamozzicite-ref-storiapendin224-79-0[79]. Dopo tale rimaneggiamento cessa per l'edificio il capitolo di fortezza per iniziare quello di residenza di campagna, anche se sotto l'intonaco rimangono ancora presenti le mura del castello. Ulteriori recenti restauri hanno ulteriormente cancellato le tracce dell'antica strutturacite-ref-storiapendin223-75-1[75]. Spariti sono anche la colombara e i sistemi di difesa descritti dai documenti antichi (tra cui fossato e ponte levatoio)cite-ref-storiapendin224-79-1[79]. La porta d'ingresso si apre in un muro che presenta molti mattoni a vista che sbucano nelle zone dove l'intonaco è caduto. Le pareti dei prospetti nord e sud sono chiusi da un cornicione che è leggermente più alto degli spioventi del tetto. Negli altri due lati, invece, è presente una cornice a dente di sega, indice della sua appartenenza almeno al secolo mwazkXVcite-ref-storiapendin223-75-2[75]. Dopo i Caldogno, appartenne ai Pagello e dal 1920 ai Todescatocite-ref-mantese214-74-2[74].

• Villa Fogazzaro-Arnaldi è una residenza sullo stampo delle ville venete del mwa0gSettecento usata come residenza estiva per lungo tempo dallo scrittore vicentino mwa0kAntonio Fogazzarocite-ref-storiapendin227-80-0[80]. Probabilmente basata su un'abitazione precedente della seconda metà del mwa04Seicentocite-ref-storiapendin226-81-0[81], un tempo la villa faceva parte di un complesso residenziale costituito da scuderie e ambienti rustici (in parte abbattuti) che, uno vicino all'altro, si univano alla mwa1mchiesetta della Maternità di Maria, poco distante. Secondo il Maccà originariamente apparteneva ai Nanti, passò poi ai Valmaranacite-ref-storiapendin2312-82-0[82], Fogazzarocite-ref-storiapendin228-67-1[67] e infine agli Arnaldicite-ref-storiapendin229-68-1[68]. Durante la mwa2aprima guerra mondiale la villa e l'annessa chiesetta vennero requisite dai militari che le danneggiaronocite-ref-storiapendin229-68-2[68]. La struttura della villa è impostata su una pianta quadrata, la cui facciata principale è verso sud. Tutti gli elementi compositivi sono rigidamente simmetrici e con una densità che va crescendo verso l'asse di simmetria. Gli interni sono stati più volte manomessi, ma rimangono comunque sulla struttura tipica delle ville venete, con ampio salone centrale che riceve luce dalle facciate su cui si aprono stanze laterali simmetriche. Il piano nobile presenta sale più alte ed è più ricco di rifiniture.cite-ref-storiapendin227-80-1[80]

• Villa Ghellini-Piovene era una residenza in via Scartezzini, una contrada di Novoledo sotto il comune di Caldognocite-ref-storiapendin260-83-0[83]. Già dal medioevo la famiglia Ghellini possedeva una residenza in questa zona, ma fu solo nella metà del mwa3mSeicentocite-ref-storiapendin260-83-1[83] che venne restaurata dal conte Giovanni Battista Ghellini, facendone uno luogo di villeggiatura molto caratteristico nel mwa3gSettecentocite-ref-storiapendin261-84-0[84]. La villa, però, ha vita breve: nel mwa30Novecento venne divisa in più proprietari e ognuno la ristrutturò per adattarla alle proprie esigenze facendo perdere tutto l'antico splendore dell'edificio. Annessa alla villa è la chiesetta di Sant'Antoniocite-ref-storiapendin262-85-0[85], ora sotto la parrocchia di Novoledocite-ref-storiapendin263-86-0[86].
• Villa Curti è un complesso residenziale che sorge a Rettorgole. Probabilmente costruita da un capomastro locale nella fine del mwa4cOttocentocite-ref-storiapendin271-87-0[87], si rifà molto alle ville post-palladianecite-ref-storiapendin269-88-0[88]: la facciata è simmetrica e divisa in tre settori (uno centrale leggermente avanzato e due laterali), originariamente senza il tipico frontone, ma con lo stesso cornicione per le tre parti. Con i restauri avvenuti alla fine degli mwa5aanni novanta è stato aggiunto un timpano triangolare nel settore centrale. Ha un prospetto meridionale sviluppato molto in larghezzacite-ref-storiapendin269-88-1[88]. L'ala destra comunica con una struttura sempre a tre piani, ma più ridotti, che è collegata ad una barchessa di origine mwa5useicentesca costituita da otto colonne e due pilastri all'estremità che ricavano, quindi, nove intercolumnicite-ref-storiapendin270-89-0[89]. All'interno viene rispettata l'organizzazione tipica delle ville venete, con un grande salone centrale che dà su due prospetti e con le porte che danno alle stanze lateralicite-ref-storiapendin270-89-1[89].
• Villa Floriani-Pagani è una residenza presente a Rettorgole, una frazione di Caldogno, già scuola elementare di Rettorgole venne comprata da Antonio Pagani nel 1973 che la ristrutturòcite-ref-storiapendin276-90-0[90]. La struttura presenta una facciata principale volta ad est tipica delle mwa6mville venete, con un settore centrale principale e due ali simmetriche leggermente rientranticite-ref-storiapendin274-91-0[91]. Sul frontone sono poste tre statue raffiguranti Giove al centro, Ercole e una figura femminile ai laticite-ref-storiapendin276-90-1[90]. Fu costruita dalla famiglia Floriani nel 1713, come si legge nella targa:

(latino)

«IOANNES FLAMINIUS ET ANGELUS FRATRES FLORIANI A FUNDAMENTIS EREXERUNT ANNO DOMINI MDCCXIII»

(italiano)

«I fratelli Giovanni, Flaminio e Angelo Floriani eressero dalle fondamenta nell'anno del Signore 1713

»

(Scritta incisa sul lato inferiore del frontone)

• Municipio. La sede del municipiocite-ref-92[92] corrisponde ad un'antica villa di origine ignota che venne acquistata dal comune verso la fine del mwa7cSettecento o agli inizi dell'mwa7gOttocento con l'intento di farne, appunto, la sede municipale. All'epoca presentava tre piani come ora, ma molto più bassi degli attuali visto che insieme raggiungevano l'altezza della cimasa dell'attuale secondo piano. Già in un documento del 1861 troviamo scritto che «mwa7kla casa comunale di Caldogno, che serve ad uso d'ufficio, e scuola, e per abitazione del cappellano, ed agente comunale, trovasi in fatto in istato di disordine e meritevole di pronti instauri».cite-ref-storiapendin245-93-0[93] Questo portò ad un restauro radicale nel 1868 su progetto dell'ingegnere Girolamo Bonatocite-ref-94[94] che mantenne la suddivisione in tre piani, le finestre del piano terra rimasero con una semplice cornice, mentre quelle del primo piano furono arricchite di una cimasacite-ref-storiapendin245-93-1[93]. La disposizione interna primitiva venne modificata dai vari rimodellamenti per adattarla alle varie funzioni per le quali l'edificio fu adibito: fino al 1931 fu sede municipale, dal 1931 al 1959 fu scuola elementare, divenne poi Scuola di Avviamento Professionale salvo poi convertirsi a Scuola Media quando l'obbligo scolastico fu esteso a 15 anni. Alcune stanze furono persino un gabinetto dentistico e ufficio postale.cite-ref-storiapendin246-95-0[95] Tra il 1984 e il 1987, dopo la decisione di destinare la struttura a municipio, avvenne una totale ristrutturazione dell'edificio che mantenne intatto soltanto il muro occidentalecite-ref-storiapendin245-93-2[93]. Gli uffici si trasferirono il 15 ottobre 1987cite-ref-storiapendin247-96-0[96].
• Convento. Il Convento è un antico edificio dei primi del mwa9mCinquecento circa a mezzo miglio dalla chiesa parrocchiale di Rettorgole nei pressi della roggia Muzzanacite-ref-storiapendin277-97-0[97]. È chiamato così dagli anzianicite-ref-storiapendin277-97-1[97] del luogo perché una tradizione locale vuole che fosse stato un convento anche se, viste le dimensioni, molto probabilmente fu un lascito a qualche ordine religioso o qualche convento di Vicenza da cui prese il nomecite-ref-storiapendin278-98-0[98] o forse venne usato come luogo di convalescenza o di quiete di qualche religiosocite-ref-storiapendin280-99-0[99]. Nella parete orientale vennero murate le finestre e le cornici in pietra di queste ultime furono poi coperte dall'intonaco. Le cornici delle finestre del piano superiore ora fungono da stipiti per le porte del lato meridionale che dà su un piccolo cortile. Gli interni furono più volte ristrutturati e suddivisi e sono andati persi gli eleganti caminetti presenti all'interno.cite-ref-storiapendin277-97-2[97] Ancora intatta è la porta del lato orientale che dà verso una barchessa ospitante la stalla, un fienile e una legnaiacite-ref-storiapendin277-97-3[97]. Alla destra di tale entrata sono presenti tracce di un affresco che raffiguravano un crocifisso con sbiadite forme del Padre, il Figlio e un globo che sprigiona fiamme con probabile soggetto, quindi, la mwa-wTrinità. Ai piedi del crocifisso l'affresco si perde, lasciando ignoto il disegno.cite-ref-storiapendin280-99-1[99] Dai primi decenni del mwa-eXVI secolo ad oggi venne molte volte modificato dai vari inquilini fino ad un radicale intervento nel 1970cite-ref-storiapendin280-99-2[99].

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-100[100]

Cultura

Istruzione

Scuole

A Caldogno sono presenti 4 scuole statali: una mwbaescuola dell'infanzia (Giovanni Pascoli), due mwbaiscuole primarie (San Giovanni Bosco a Caldogno e Carlo Collodi a Rettorgole) e una mwbamscuola secondaria di primo grado (Dante Alighieri)cite-ref-101[101].

Biblioteche

Nel capoluogo vi è la Biblioteca civica, che fa parte della rete di biblioteche vicentine "Bibioinrete", insieme alla maggior parte della biblioteche appartenenti alla Rete Bibliotecaria Vicentinacite-ref-102[102].

Università

A Caldogno vi è una delle 22 sedi dell'Università degli adulti/anziani del Vicentinocite-ref-103[103].

Geografia antropica

Urbanistica

Nel 1987 è avvenuta un cessione di alcuni territori a Vicenza e un'annessione di territori appartenenti al capoluogo. Si tratta di zone disabitate.cite-ref-104[104]

Rettorgole

Rettorgole è la maggiore frazione di Caldogno. Il santo patrono è San Bartolomeo. Conta circa mwbb03 000 abitanti e comprende il quartiere di Lobbia/Aeroporti.

Cresole

Cresole è una piccola frazione del comune di Caldogno attraversata dal fiume Bacchiglione. Conta mwbca1 200 abitanti circa e il suo santo patrono è San Gaetano. La frazione è stata colpita da una devastante mwbcealluvione il 1º novembre 2010. Pochi giorni dopo è stato trovato il corpo senza vita di un uomo nella cantina della propria abitazione, completamente allagata. Dopo la distruttiva alluvione gli sfollati nel Comune sono stati più di 1500.

Amministrazione

I dati sono stati presi dagli elenchi delle amministrazioni nel sito del Ministero degli Interni e, per questi, si è inserito la data di elezione, anche quando non combaciava con la data di cessazione del sindaco precedente. Per i dati prima del 1985 non c'è stato riscontro con i database del ministero e si è utilizzato l'elenco di sindaci presente nel libro mwbcyStoria di Caldogno di Galdino Pendin.

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1900 | 1910 | Luigi Ziggiotto | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1910 | 1914 | Ascanio Pagello | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1915 | 1920 | Francesco Zenere | | Sindaco | [ 105 ] |
| 13 marzo 1920 | 8 novembre 1920 | Luigi Lovato | | Commissario prefettizio | [ 105 ] |
| 1920 | 1923 | Eugenio Ballardin | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1923 | 1925 | Achille Lovisetto | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1925 | 1926 | Luigi Dal Toso | | Commissario prefettizio | [ 105 ] |
| 1926 | 1935 | Luigi Dal Toso | | Podestà | [ 105 ] |
| 23 luglio 1935 | 20 agosto 1935 | Mario Cimino | | Commissario prefettizio | [ 105 ] |
| 1935 | 1940 | Egelio Altissimo | | Podestà | [ 105 ] |
| 1940 | 1944 | Pietro Lovisetto | | Podestà | [ 105 ] |
| 1º ottobre 1944 | 15 novembre 1944 | Luciano Gobbato | | Commissario prefettizio | [ 105 ] |
| 1944 | 1945 | Alessandro Giovanni Toffanin | | Commissario prefettizio | [ 105 ] |
| 26 aprile 1945 | 18 giugno 1945 | Riccardo Trevisan | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1945 | 1946 | Michele Camporeale | | Sindaco | [ 105 ] |
| 27 gennaio 1946 | 9 aprile 1946 | Rino Manni | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1946 | 1951 | Giovanni Rech | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1951 | 1960 | Rino Manni | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1960 | 1965 | Silvio Bergamin | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1965 | 1975 | Dorino Massignani | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1975 | 1980 | Gianfranco Toniolo | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1980 | 1985 | Giuseppe Pieropan | | Sindaco | [ 105 ] |
| 1985 | 1986 | Luigi Lago | | Sindaco | [ 105 ] |
| 6 luglio 1986 | 2 luglio 1992 | Gaetano Lazzari | DC | Sindaco | [ 105 ] [ 106 ] |
| 7 giugno 1992 | 28 aprile 1997 | Aldo Cunico | DC | Sindaco | [ 105 ] [ 107 ] |
| 27 aprile 1997 | 14 maggio 2001 | Costantino Toniolo | Centro | Sindaco | [ 105 ] [ 108 ] |
| 13 maggio 2001 | 30 maggio 2006 | Costantino Toniolo | Centro | Sindaco | [ 105 ] [ 108 ] |
| 28 maggio 2006 | 16 maggio 2011 | Marcello Vezzaro | Lista civica | Sindaco | [ 105 ] [ 109 ] |
| 15 maggio 2011 | 5 giugno 2016 | Marcello Vezzaro | Lista civica Amministrare insieme | Sindaco | [ 105 ] [ 109 ] |
| 6 giugno 2016 | 4 ottobre 2021 | Nicola Ferronato | Lista civica Insieme per Caldogno | Sindaco | [ 105 ] [ 110 ] |
| 4 ottobre 2021 | in carica | Nicola Ferronato | Lista civica Insieme per Caldogno | Sindaco | [ 110 ] |

Sport

La principale squadra di calcio è l'U.S.D. Caldogno Calciocite-ref-111[111] che milita in Promozione ed è affiliata al mwbmyVicenzacite-ref-112[112] mentre l'altra squadra del comune di Caldogno è il Cresole 80 con la quale c'è una grande rivalità sportiva.

Seguito anche nel volley, attraverso la società A.S.D. Pallavolo Caldogno, operante sul territorio dal 1989 e attualmente milita in 2 Divisione .

Caldogno è nota per essere il paese d'origine di mwbm0Roberto Baggio, celebre calciatore italiano nonché tra i più grandi giocatori della mwbm4storia del calcio, ma ha dato anche i natali a mwbm8Marino Basso, mwbnacampione del mondo di ciclismo 1972 a mwbneGap, in Francia.cite-ref-113[113]

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwbn4mwbn8mwboaBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwboedemo.istat.it, mwboiISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwboymwbocmwbogClassificazione sismica (mwbokmwbooXLS), su mwbosrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwbo8mwbpamwbpeTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwbpimwbpmPDF), in mwbpqciterefmwbpuLeggemwbpy mwbpc26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwbpgAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwbpk 151. mwbpoURL consultato il 25 aprile 2012 mwbps(archiviato dall'mwbpwurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-43. mwbqamwbqePendin,mwbqi p. 191.
cite-note-55. mwbqyAA. VV., mwbqcDizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990.
cite-note-storiapendin21-66. mwbq8mwbraPendin,mwbre p. 21.
cite-note-storiapendin22-77. mwbrsmwbrwPendin,mwbr0 p. 22.
cite-note-storiapendin55-88. mwbsemwbsiPendin,mwbsm p. 55.
cite-note-99. Il prof. Pendin nel suo mwbscStoria di Caldogno dedica un capitolo alla trattazione delle varie teorie riguardanti l'etimologia del nome. Fra gli autori citati ci sono il Mantese, il Benetti, il Dani e alcune note riguardanti il mwbsgBarbarano la cui ipotesi viene citata come una mwbskrielaborazione in forma fantasiosa di tante roboanti deduzioni. Ogni ipotesi viene comunque analizzata cogliendone sia le deduzioni corrette che le inesattezze.
cite-note-1010. «G. Mantese, mwbs0Memorie storiche della Chiesa Vicentina, 1962, pp. 17-18» cfr. mwbs4mwbs8Pendin,mwbta note a p. 60
cite-note-storiapendin56-1111. mwbtgmwbtkPendin,mwbto p. 56.
cite-note-1212. «A. Benetti, mwbt4Caldogno - Toponomastica romana, 1972, p. 21, in mwbt8La Parrocchiale di S. Giovanni Battista in Caldogno» cfr. mwbuamwbuePendin,mwbui note a p. 60
cite-note-storiapendin26-1313. mwbugmwbukPendin,mwbuo p. 26.
cite-note-1414. «A. Dani, mwbu4Le antiche comunità cristiane di Caldogno (Vicenza) e le loro chiese, 1972, in mwbu8La parrocchia di S. Giovanni Battista in Caldogno a p. 27» cfr. mwbvamwbvePendin,mwbvi note a p. 60
cite-note-storiapendin57-1515. mwbvymwbvcPendin,mwbvg p. 57.
cite-note-storiapendin61-1616. mwbwamwbwePendin,mwbwi p. 61.
cite-note-storiapendin58-1717. mwbwgmwbwkPendin,mwbwo p. 58.
cite-note-storiapendin13-1818. mwbw4mwbw8Pendin,mwbxa p. 13.
cite-note-storiapendin15-1919. mwbxgmwbxkPendin,mwbxo p. 15.
cite-note-storiapendin20-2020. mwbx4mwbx8Pendin,mwbya p. 20.
cite-note-2121. «[...] fra questi il primo che ne parla con certezza sembra essere il mwbyqBarbarano, il quale afferma: mwbyuIn esso (Caldogno) cominciava l'acquedotto che passa per Lobbia, che conduceva in Vicenza le fontane del Martinazzo. Il mwbyyMaccà, poi, ne discute a lungo, riportando le testimonianze di tanti altri a lui assai precedenti, e concludendo senza esitazioni che l'"l'antico acquedotto vicentino aveva il suo principio in Caldogno.» cfr. mwbycmwbygPendin,mwbyk p. 28
cite-note-storiapendin27-2222. mwby8mwbzaPendin,mwbze p. 27.
cite-note-storiapendin33-2323. mwbzumwbzyPendin,mwbzc p. 33.
cite-note-storiapendin38-2424. mwbzsmwbzwPendin,mwbz0 p. 38.
cite-note-storiapendin39-2525. mwbaemwbaiPendin,mwbam p. 39.
cite-note-storiapendin40-2626. mwbasmwbawPendin,mwba0 p. 40.
cite-note-storiapendin41-2727. mwbbmmwbbqPendin,mwbbu p. 41.
cite-note-2828. Tale constatazione è molto dubbia. Sembra infatti che, per citare il Mantese, tale privilegio sia apocrifo visto che nell'elenco dei rappresentanti vicentini alla Pace di Costanza non è presente nessun membro della famiglia Caldogno. cfr. mwbbkmwbboCanova e Mantese,mwbbs p. 213.
cite-note-storiapendin42-2929. mwbcemwbciPendin,mwbcm p. 42.
cite-note-3030. «Citando il Maccà, Villaverla fu mwbccsvaligiata ed abbruciata» cfr. mwbcgmwbckPendin,mwbco p. 42
cite-note-storiapendin43-3131. mwbdamwbdePendin,mwbdi p. 43.
cite-note-3232. mwbdymwbdcCanova, 1979,mwbdg p. 25.
cite-note-storiapendin47-3333. mwbd4mwbd8Pendin,mwbea p. 47.
cite-note-storiapendin28-3434. mwbeqmwbeuPendin,mwbey p. 28.
cite-note-storiapendin49-3535. mwbeomwbesPendin,mwbew p. 49.
cite-note-storiapendin50-3636. mwbfqmwbfuPendin,mwbfy p. 50.
cite-note-storiapendin103-3737. mwbf4mwbf8Pendin,mwbga p. 103.
cite-note-storiapendin104-3838. mwbggmwbgkPendin,mwbgo p. 104.
cite-note-3939. Tale opera di scavo avvenne soprattutto grazie al cappellano don Tarcisio Pirocca che, anche se non specificato da Pendin, fu vicario cooperatore di Caldogno dal 1970 al 1972. cfr. mwbg4mwbg8Pendin,mwbha p. 154
cite-note-storiapendin156-4040. mwbhqmwbhuPendin,mwbhy p. 156.
cite-note-storiapendin157-4141. mwbhwmwbh0Pendin,mwbh4 p. 157.
cite-note-storiapendin158-4242. mwbiimwbimPendin,mwbiq p. 158.
cite-note-storiapendin159-4343. mwbigmwbikPendin,mwbio p. 159.
cite-note-storiapendin142-4444. mwbjimwbjmPendin,mwbjq p. 142.
cite-note-storiapendin145-4545. mwbjgmwbjkPendin,mwbjo p. 145.
cite-note-storiapendin197-4646. mwbj4mwbj8Pendin,mwbka p. 197.
cite-note-storiapendin149-4747. mwbkqmwbkuPendin,mwbky p. 149.
cite-note-storiapendin150-4848. mwbkwmwbk0Pendin,mwbk4 p. 150.
cite-note-storiapendin129-4949. mwblomwblsPendin,mwblw p. 129.
cite-note-storiapendin131-5050. mwbmamwbmePendin,mwbmi p. 131.
cite-note-5151. Maccà fu presente alla benedizione che avvenne il 21 agosto 1797 e scrisse: «mwbmyUltimamente questa chiesa è stata reedificata in più bella forma. Ha tre altari e sarebbevi luogo anche per altri due» cfr. mwbmcmwbmgPendin,mwbmk p. 28
cite-note-5252. Queste sono le date presenti sull'iscrizione a lato dell'edificio.
cite-note-5353. Come confermato dalla targa affissa sul lato destro della chiesa riportante l'anno mwbna1907
cite-note-storiapendin126-5454. mwbnqmwbnuPendin,mwbny p. 126.
cite-note-storiapendin127-5555. mwbn4mwbn8Pendin,mwboa p. 127.
cite-note-5656. Come si evince da un documento del 1600: «mwboqturpato il Cemeterio, demolita la casa, cavati li morari, et spoliata di tutti li suoi beni mobili et stabili et venduto ancor il mwbouquartese»; il vescono Michele Priuli, in una visita del 1584 scrisse che la trovò: «mwboyderelita et spoliata di tutti li suoi beni» cfr. mwbocmwbogPendin,mwbok p. 136
cite-note-storiapendin136-5757. mwbo0mwbo4Pendin,mwbo8 p. 136.
cite-note-storiapendin135-5858. mwbpcmwbpgPendin,mwbpk p. 135.
cite-note-5959. Lo stato di degrado della chiesa viene riportato anche nelle relazioni delle visite pastorali. Nella visita pastorale a Cresole del vescovo Michele Priuli il 3 maggio 1582, il cappellano riferisce: «mwbp0Vi è una chiesa di San Bastiano di Rettorgole ch'è membro di questa chiesa, ma vien usurpato ogni cosa dal sig. Antonio Dall'Acqua et dal Cavalier Milano da Novoledo, et per quanto mi vien detto l'haveva entrata assai, ma è stata usurpata». Nella visita a Rettorgole del 10 giugno 1648 del cardinale Marco Antonio Bragadino si cita la canonica non più presente perché usurpata da dei mwbp4laici contro i quali il parroco sta agendo legalmente. cfr. mwbp8mwbqaPendin,mwbqe pp. 171-172
cite-note-storiapendin134-6060. mwbqumwbqyPendin,mwbqc p. 134.
cite-note-6161. mwbqsmwbqwPendin.
cite-note-6262. Come recitano le indicazioni stradali.
cite-note-storiapendin235-6363. mwbrumwbryPendin,mwbrc p. 235.
cite-note-storiapendin236-6464. mwbrsmwbrwPendin,mwbr0 p. 236.
cite-note-storiapendin154-6565. mwbsemwbsiPendin,mwbsm p. 154.
cite-note-6666. Nonostante per lungo tempo si sia pensato che fosse intitolata alla Trinità, tutti i documenti che ne parlano la descrivono come dedicata alla Maternità di Maria. cfr. mwbscmwbsgPendin,mwbsk p. 228 e 231
cite-note-storiapendin228-6767. mwbs8mwbtaPendin,mwbte p. 228.
cite-note-storiapendin229-6868. mwbtkmwbtoPendin,mwbts p. 229.
cite-note-storiapendin230-6969. mwbummwbuqPendin,mwbuu p. 230.
cite-note-storiapendin265-7070. mwbukmwbuoPendin,mwbus p. 265.
cite-note-7171. Il nome ufficiale che il Comune di Caldogno assegna a tale edificio è mwbu8Ex municipio in Piazza Bruno Viola. Non risulta che abbia mai avuto qualche nome in particolare: dopo la destinazione a sede comunale nel 1931 assunse il nome di mwbvaMunicipio salvo poi perdere tale denominazione nel 1987 quando il municipio ritornò nella sede attuale.
cite-note-storiapendin219-7272. mwbvymwbvcPendin,mwbvg p. 219.
cite-note-7373. mwbvwmwbv0mwbv4Vendere l'ex municipio piuttosto che lasciarlo nel degrado, su mwbv8ilgiornaledivicenza.it. mwbwaURL consultato il 23 marzo 2015 mwbwe(archiviato dall'mwbwiurl originale il 2 aprile 2015).
cite-note-mantese214-7474. mwbwomwbwsCanova e Mantese,mwbww p. 214.
cite-note-storiapendin223-7575. mwbxqmwbxuPendin,mwbxy p. 223.
cite-note-storiapendin222-7676. mwbxwmwbx0Pendin,mwbx4 p. 222.
cite-note-7777. La questione di chi fosse il castello rimane ancora molto dibattuta. La presenza di privilegi falsicati, tra cui quello concesso da Federico Barbarossa nel 1183 e quello di Ludovico il Bavaro nel 1330, consente di mettere in dubbio che sia sempre stato dei conti Caldogno. Sicuramente tali conti vennero investiti dai vescovi di Vicenza del feudo nei secoli tra il XIII e il XVIII.
cite-note-7878. Da mwbyuBarbarano, mwbyyHistoria Ecclesiastica della Città Territorio, e Diocesi di Vicenza: «mwbyceravi anco una Torre con le sue fosse d'intorno, e ponte levador, che fu ridotto in Palazzo dal Cavalier Michele Caldogno l'anno 1534» cfr. mwbygmwbykPendin,mwbyo p. 223
cite-note-storiapendin224-7979. mwbzamwbzePendin,mwbzi p. 224.
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cite-note-9292. Il Cevese, nel suo mwb4oVille della Provincia di Vicenza, la nomina come Villa Caldogno cfr. mwb4smwb4wPendin,mwb40 p. 247
cite-note-storiapendin245-9393. mwb5umwb5yPendin,mwb5c p. 245.
cite-note-9494. Per una spesa di £ 23.212,19 cfr. mwb5smwb5wPendin,mwb50 p. 245
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Bibliografia

• citerefcanova-e-manteseAntonio Canova e Giovanni Mantese, I castelli medioevali del vicentino, Vicenza, Accademia Olimpica di Vicenza, 1979.
• citerefpendinGaldino Pendin, Storia di Caldogno, 2ª ed., Vicenza, La Serenissima, 1997.

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.caldogno.vi.it.
• citerefsapere-itCaldógno, su sapere.it, De Agostini.